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TERZA E DEFINITIVA OPERAZIONE

Dopo più di due anni sono stato, finalmente, operato in maniera definitiva per la mia malandata caviglia. Ho dovuto sentire il parere di decine di chirurghi, i migliori in Italia, ma sono andato anche in Germania e in Francia, e sembra assurdo dirlo ma nessuno sapeva offrirmi una soluzione concreta. Ho indagato a lungo e ripetutamente la letteratura scientifica in cerca di un barlume di speranza... alla fine la soluzione è arrivata, ma non come un raggio di luce ad illuminare la mia esistenza, è arrivata lentamente, facendosi aspettare e cercare in profondità, senza mai poter dire con certezza: eccola qua! è così! No, studiando a lungo e scartando via via le soluzioni meno probabili ho fatto l'unica scelta possibile. Un po' per fortuna, un po' per testardaggine si sono incontrate le persone giuste, non è stato facile, niente coincidenze fortunate, ma ce l'abbiamo fatta. Il prof. Giannini dell'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, l’azienda Sintac guidata da un amico che sta sviluppando un nuovo tipo di protesi custom made costruite con una tecnologia rivoluzionaria, io con la mia volontà di accettare un operazione sperimentale con una protesi di nuova concezione mai usata prima. L’alternativa era l’artrodesi: insicurezza nella riuscita dell’operazione, impossibilità di intervento sulle numerose deformazioni ossee che avevo riportato, irreversibilità. I vantaggi erano di fare un operazione comunemente ritenuta l’unica possibile, rivolgendosi al miglior chirurgo possibile si poteva pensare in una riuscita abbastanza sicura e avrei potuto tornare a caricare la caviglia abbastanza normalmente, senza parlare di correre ovviamente.

Ce né da pensare per parecchio tempo e spiegato così è anche abbastanza riduttivo in termini di variabili prese in causa. Comunque adesso la mia caviglia è dritta, ho visto le lastre, e potrò caricarla tranquillamente, rimane il dubbio della libertà motoria che potrò avere: solo camminare, correre, saltare, giocare qualche sport, lottare… boh, e dulcis in fundo non si sa quanto potrà durare la mia protesi.

Non si sa quanto durerà perché è la prima protesi di questo tipo che viene utilizzata e in letteratura non ho trovato niente di simile, il problema è il contatto tra il metallo e la cartilagine delle mie articolazioni che ci stanno attorno. In teoria le protesi che si fanno di solito durano circa 15 anni, la mia in più è di cromo cobalto ed è fatta perfettamente su misura, in teoria è indistruttibile, offre facce articolari perfette, cioè fatte esattamente com’erano le mie ossa.

Scrivendo mi vengono in mente tutti particolari tecnici… e sono un casino e mi vien da ridere a scriverne o anche solo a pensarci. Ora ho il gesso ma lo tolgo mercoledì prossimo, il 21 dicembre, e poi si vedrà come va veramente.

Cazzo ma io mi sento bene e sono stra positivo sulle mia possibilità, non bisogna dire niente perché porta sfiga, ma io sono qua a lottare come un gladiatore per poter tornare a correre o a combattere ancora, qualsiasi cosa succederà. D’altra parte è quello che ho fatto fino ad adesso, dal momento dell’incidente, e continuerò a farlo. La cosa ironica è che non pensavo che lottare duro per i propri sogni potesse mai tradursi in stare seduti a leggere ed ad aspettare di potersi alzare nuovamente dalla sedia!  

 

SCELTA ETICA

Nella vita di tutti i giorni spesso ce lo sentiamo dire, “quello che conta nella vita sono solo i soldi”, oppure, “pensa a te stesso prima di tutto”, o altro ancora che inevitabilmente fa propendere la nostra visione delle cose verso un deciso materialismo mentre concetti come l'etica o la morale ormai sono quasi dimenticati e spesso si confondono uno con l'altro tanto da essere considerati ormai concetti futili.

Parlare di etica fra di noi comuni mortali, al giorno d’oggi, fa sorridere, quasi come parlare di un grado di arrampicata che non faremo mai anche se ci piace sognare cosa faremo se un giorno fossimo in grado di farlo. La società moderna occidentale era già abbastanza orientata verso la considerazione della realtà come unicamente oggettiva, lo spazio per le emozioni, i valori e la morale era già abbastanza ridotto per lasciare spazio a quello che conta davvero, alla concretezza degli oggetti che possiedi, che siano firme su documenti di proprietà, di banche, di avvocati o notai piuttosto che oggetti veri e propri come auto, case o altro di estrema utilità pratica. Se vuoi costruire qualcosa è a questo che devi puntare, non importa come lo ottieni ma "cosa" possiedi, e così i valori morali o etici delle cose se ne stanno andando. A questo punto è arrivata la crisi economica, non solo italiana ma praticamente di quasi tutti i paesi sviluppati. E allora tanti saluti alla morale e all’etica, qua bisogna riuscire a portare a casa da mangiare.

L’etica sarebbe l’intenzione umana che anima i suoi comportamenti, fondata su valori morali che sarebbero l’insieme di usi, norme, valori di un individuo o di un determinato gruppo umano. A questo punto per parlare del significato dell'etica si potrebbe dire che i valori di adesso sono intesi in senso strettamente economico e pratico quindi nella vita di oggi fare una scelta etica alla fine significherebbe fare una scelta che possa portare ad un vantaggio economico o pratico…

Quel’è la nostra scala di valori? Cosa desideriamo dalla vita per poter dire di essere felici, anche solo in un momento?? Vogliamo la sicurezza economica? Alla fine è quella che conta, ci diranno. Se non hai una casa con un tetto cosa fai? Io ci ho pensato parecchie volte e lo devo riconoscere: è dura dire che non è così, ma forse proprio il fatto della crisi economica, della difficoltà nel procurarsi ricchezza, mi ha fatto ragionare di più sui ciò che voglio veramente e di non strettamente oggettivo (cioè che farei fatica procurarmi!). Non è facile ma credo che parlare di felicità sia molto difficile perché è difficile saperla riconoscere veramente, chi è felice? Berlusconi nelle sue ville e auto di lusso o un vecchio che dopo 50 anni di matrimonio può ancora abbracciare sue moglie mentre gli sorride? Un bambino che può giocare con ogni cosa e che, avendo ricchi genitori, davanti a sé ha solo una vita completamente agiata o il ragazzino costretto a fare a botte con i coetanei per contendersi il campetto da calcio e che essendo nato in quel quartiere sa già che dovrà passare la vita a lavorare? Non è facile davvero, capire cosa sia la vera felicità comporta un continuo cambiamento di punti di vista a seconda di cosa si sta osservando, è bello avere un auto sportiva ma è anche bello potersi muovere a piedi fuori dallo stress del traffico.

Secondo me al giorno d’oggi fare una scelta etica è difficile ma significa rinunciare ad una ricchezza economica per scegliere un valore morale in si crede fermamente. La scelta di cosa sia esattamente la ricchezza economica o del valore morale a cui si vuole credere la lascio alla criticità libera e diversa in ognuno di noi,  invito alla riflessione e di personale posso affermare solo che per me la felicità è poter guardare negli occhi la ragazza che amo mentre mi sorride, che lo faccia dentro una lussuosa villa o in una catapecchia non mi cambia molto, quello che voglio è che lo faccia e che lo faccia sinceramente.

 

Pensieri

Pensieri

Ultimamente questo concetto salta sempre fuori nella mia mente e spesso va a chiudere i discorsi mentali, che faccio con me stesso, lungi, brevi, semplici o complessi che siano. Questo concetto è semplicemente il fatto che mi chiedo continuamente perchè mi debba affannare tanto a recuperare la funzionalità della mia caviglia per tornare a fare quello che facevo prima, sport estremi! voglio tronare a fare sport estremi, a muovermi con agilità su ogni terreno, poter dire"ci sono riuscito!" e non solo, ma vorrei anche tornare a ballare, correre e a saltare addosso agli amici.

Ma il problema vero è quello degli sport estremi... sono così essenziali per il mio quieto vivere?? Parlo di me, ma so che al mondo ci sono un sacco di altre persone che la pensano così, o anche se non lo pensano poi in pratica lo fanno, vivere per gli sport estremi. Esistono anche altre passioni folli, ma questa è abbastanza caratteristica dell'alpinista e anche se so che non ne ho alcun bisogno la desidero comunque.E a volte ci penso con calma e oggettività e cazzo, quello che voglio veramente dalla vita è tornare a casa stanco e trovare la mia donna che mi accoglie con un sorriso, sapere che ci sono le persone a me care che ogni volta che mi vedono mi regalano un sorriso perchè anche loro infondo mi vogliono bene, poter crescere i miei figli in un ambiente genuino. Ecco, questo io credo sia il massimo a cui può ragionevolmente aspirare ogni essere umano. Ma perchè vogliamo di più o incredibilmente perchè vogliamo dell'altro??? Ci fa sentire più vivi, più potenti, ci fa sentire di più? I meccanismi della psiche umana sono particolari e non riesco a capire dove ci portino a volte. Potrei azzardare che siano un carattare essenziale per l'evoluzione della specie umana, altrimenti saremmo ancora all'età della pietra se qualche visionario non avesse dedicato tempo e lavoro per creare/capire il fuoco, l'agricolutra, il carbone, la rivoluzione industriale, la polvere da sparo, l'elettricità, il petrolio, i satelliti. Ora stiamo meglio di prima, abbiamo un aspettativa di vita più lunga, più civiltà, più fisica, matematica e chimica, siamo più... felici?! Eh, d'altra parte come faremo se no a trovare l'affetto nelle persone e l'amore per i propri figli o un piatto genuino in tavola.. Io ci penso, ogni giorn. Sono d'accordo con l'idea di cercare continuamente di comprendere meglio il mondo in cui viviamo ma gli adattamenti che abbiamo avuto in termini di stile di vita in conseguenza all'evoluzione, forse non stanno andando proprio nella direzione giusta. Il pensiero di uno non è nulla ma io sono convinto che alla fine la differenza la faranno le piccole abitudini di ognuno di noi. Non so nemmeno quali siano le abitudini giuste da seguire, ma me lo chiedo ogni volta che faccio qualcosa e non posso che sperare che in qualche modo almeno tendano verso il miglioramento e non al peggioramento.

 

ALPINISMO

 

Cos’è l’alpinismo? Io me lo sono chiesto un sacco di volte e nelle spiegazioni più ovvie che mi sono dato  si tratta, naturalmente, di raggiungere una cima, esplorare montagne nuove, pareti inviolate, spinti e animati ovviamente dalla curiosità per l’ambiente alpino, quindi della montagna. E fin qui possiamo essere tutti d’accordo, ma io.. non faccio alpinismo per questo, c’è dell’altro, sia unicamente per come lo vivo io sia per il significato che assume questa disciplina nella visione d’insieme della società moderna.

Per me fare alpinismo significa mettere in gioco se stessi nell’ambito alpino, mettersi in gioco vuole dire sfidare ma non intendo la montagna ma se stessi e che senso ha se già la vita di ogni giorno è di per se una sfida? Già vivere nel mondo odierno non è facile, trovare un lavoro, trovare una persona da amare, mettere al mondo dei figli, trovar la felicità nella vita di ogni giorno.. che bisogno c’è di altre sfide. La questione è che il mio mondo fatto delle stesse cose è la, tra le montagne e le valli, tra un fiore ed una pietra. In una città mi sento incredibilmente costretto, sono le auto, gli schermi, le luci artificiali, lo smog, le code di qualsiasi genere, le reti, l’asfalto. Io non mi sento in pace in un mondo così. Sto molto meglio in mezzo alla natura ma anche in un paese più a misura d’uomo , che rispetta i ritmi della natura, non ne altera il suo stato in maniera degenerativa ma lo fa cercando di essere costruttiva, voglio dire che l’uomo ha tanto bisogno della natura quanto la natura dell’uomo stesso. Le due cose non sono scindibili e per me non ha neanche senso parlare dell’uno senza intendere l’altro. E io nell’alpinismo mi sento a mio agio perché lo faccio senza danneggiare niente, lo faccio solo per arricchire lo spirito, e lo stesso fa chi sceglie la bici al posto dell’auto, chi ricicla i rifiuti, chi non mette conservanti nel cibo, chi non spreca l’acqua, chi usa i sacchetti di carta o stoffa al posto della plastica, chi compra solo ciò di cui conosce la provenienza, chi pensa prima alla salute del suo pianeta che ai propri desideri. Io ho scelto di fare alpinismo per trattare con rispetto il mio organismo e il mio spirito, è il mio sport, è la mia musica, è la mia immagine, è la mia ARTE. È un po’ il mio stile di vita e si trasmette in tutto quello che faccio, dal lavare i piatti all’amare la mia donna.

Inoltre la nostra società ha ormai preso una piega irreversibile verso la totale privatizzazione e gestione economica di tutto. L’alpinismo, forse, è un aspetto che ancora si salva. Ci si fida ancora della semplice parola delle persone e non si è ancora istituita una scala di riferimento su cui misurare dettagliatamente tutto ciò che viene fatto. Il giudizio viene ancora espresso in base al gusto e spero che riesca a rimanere fuori dai numeri. Il gesto è forse ancora un po’ fine a se stesso e per me costituisce un ultimo esile appiglio verso una società etica che si basi su valori ideali e giustamente irraggiungibili ma che ci terrebbero ancora a galla senza permetterci di sprofondare nel buio e nel non ritorno.

Quindi alpinismo per me significa vivere ancora un etica primordiale, vivere ancora secondo le regole della natura, che al giorno d’oggi si trovano solo nei luoghi più remoti e più inospitali per la civiltà moderna, io li trovo nelle grandi e impervie pareti o sui grandi pendii di lontane e troppo nevose montagne. Ma non è sempre il momento di ricerca di pericoli estremi, quest’idea cerco di tradurla anche nella vita di ogni giorno, nel farmi il pane in casa e nel crescere mio figlio giocando con lui. Una scelta di vita, non obbligatoriamente estrema ma molto consapevole.

 

Nuova operazione

Un anno e un mese dopo la mia caduta sono stato operato nuovamente. Nessun medico sapeva esattamente come trattare il mio caso e mi proponevano soluzioni drastiche che mi avrebbero fortemente limitato nelle mie future capacità motorie. Solo uno, per fortuna il migliore a detta di tutti, è stato in grado di propormi qualcosa di meno invasivo ma tentennava anche lui sul quando e come, anche perché in realtà non sapeva cosa potersi aspettare una volta aperta la mia articolazione. Ovviamente io ho dovuto sopportare uno stress immenso nel non sapere che caviglia potevo aspettare di trovarmi in futuro. Alla fine di varie polemiche e  di una mia forte presa di decisione sono stato operato e, sono obbligato ad ammetterlo, "per fortuna" è andata bene. In realtà devo ancora sapere quanto bene perchè ora ho le stampelle e devo ancora iniziare ad appoggiare il piede, ma il chirurgo è stato contento del suo operato. Ora devo solo fare riabilitazione e recuperare il più che posso, poi forse un' altra operazione... vedremo. Quello che so però e che ho una voglia matta di arrampicare, sciare, camminare e sopratutto fare tutto quello che sono stato costretto a reprimere per 13 mesi perché se ti fa male stare in piedi è proprio dura fare sport o semplicemente evadere dalla routine quotidiana. Nonostante ciò quest'estate sono anche riuscito a fare un salto a Ceusé, non male come riabilitazione.. ma ora forse ci posso tornare con le mie gambe e sarà tutto un altro gioco!!! Dai matte e dai caviglia!

Sono caduto

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Sono caduto.Era da poco online il mio sito internet e avevo organizzato la prima spedizione alpinistica che avrebbe dovuto essere la prima di una lunga serie, ma due settimane prima di partire ho deciso di salire una via impegnativa di Gigi DalPozzo, anche per prepararmi alla spedizione, ma mi è stata fatale e al terzo tiro sono caduto. La lunghezza di corda per me era semplice e mi sentivo sicuro, così per andare veloce non ho perso tempo a posizionare molte protezioni e ne ho messe solo un paio molto distanti. Non so cosa sia successo, ho perso la memoria, e chi era con me non mi ha visto nel momento in cui ho perso contatto con la roccia. Una bruttissima frattura alla caviglia e una in fronte, 10 giorni di buio. Sono ancora vivo e dovrei recuperare al 100 per 100. Brutta storia, brutta faccenda ma tutto sommato mi è anche andata bene e non mi posso neanche lamentare troppo. Sono già 5 mesi persi stando a letto, facendo cure e riabilitazioni per tornare come prima, e ce ne vorranno ancora. Molto tempo per riflettere e pensare. A volte fa bene ma bisogna anche dire quanto può far male, rimanere a rimuginare e a creare paranoie mentali su quello che è successo e quello che non succederà. Ho trovato uno scritto che avevo fatto tempo fa, la dice lunga su quello che pensavo prima di cadere e forse continuerò a pensare... sicuramente ci sono passato dentro.

 

L’ULTIMO CHIODO

 

Lasciare sotto i piedi l’ultimo chiodo e iniziare a muoversi su terreno ignoto è la più profonda sperimentazione di se stessi che l’uomo possa fare, significa lasciarsi alle spalle le sicurezze oggettive e quasi scontate della nostra vita fino a quel punto per rimettersi in discussione totalmente, non sappiamo nulla di quello che incontreremo e starà solo a noi stessi con le nostre capacità a riscrivere tutta la nostra essenza. Le nostre paure e il nostro coraggio, la nostra forza e la nostra debolezza, la nostra fede… nell’attimo in cui ci stacchiamo da quel chiodo tutto scompare, una nuova pagina bianca dove poter imprimere il nostro perché, la guida delle nostre azioni, la ci rimettiamo in discussione. Nessuno vedrà la nostra mente vuotarsi in quel’ attimo o il nostro cuore battere come se fosse la prima volta, siamo da soli di fronte a noi stessi. Nessuno ci potrà giudicare se i centimetri sopra il chiodo poi saranno solo 10, 30, 60 o 10 metri, è una scelta che facciamo noi per una questione che riguarda unicamente noi e non influenzerà nessun altro. Ma in quel momento siamo liberi, liberi di decidere chi siamo, liberi di ritornare subito al chiodo e fotocopiare la pagina o di alzarci sopra e allontanarci da lui così come dalle nostre certezze che pian piano diventeranno sempre meno ovvie, sempre meno concrete, offuscate dall’incredibile lucidità di quel momento fino a cancellarle del tutto e scrivere qualcosa di davvero nuovo e diverso che ci dà la possibilità di liberarci dal nostro essere stereotipato per affrontare la possibilità di un esistenza diversa.

 

Luca Matteraglia

 

 

Just get out!

 Just get out! Esci, semplicemente esci, dal tuo guscio, dalle formalità, dalla routine e dai conformismi, da tutto ciò che ci limita e ci obbliga ad azioni e pensieri preconfezionati, costruiti da altri per facilitarci l'esistenza, così ci vorrebbero far credere. Ma la creatività, la fantasia, la gioia di sperimentare ci arrivano solo quando siamo in grado di uscire dalla scatola in cui ci hanno messo, di prendere decisioni unicamente con la nostra testa basandosi solo sui propri ragionamenti, istinti e sensazioni. Credo che la libertà vera di un individuo dipenda sopratutto dalla sua capacità di esprimersi e ascoltare coscientemente al di fuori dei concetti comunemente accettati.

 

Per me uscire è prima di tutto rientrare in contatto con la natura, con uno stile di vita più a ritmo d'uomo, che invece le esigenze dello sviluppo urbano stanno stressando e stravolgendo. Sento che il mio corpo non riesce ad adattarsi ad una vita così. Il mio bioritmo è più lento, ma più che lento direi che non ha fretta. La natura non tradisce, ha il suo ciclo, basta saperlo aspettare.

 

Ricerco il contatto con la natura, e lo faccio principalmente in montagna, dove mi sento più attratto, dove mi sento al mio posto. Vivo in un mondo dove la componente verticale la fa da padrona, forse perchè semplicemente l'orizzontale mi annoia, o forse perchè la mia calma è a suo agio in una situazione opposta alla consuetudine.

 

L'estetica. Quando ci sentiamo attratti da un immagine, da un pensiero, da un concetto, è l'estetica che ci attira? Credo nell'importanza dell'estetica e credo sia lo stimolo attivante  di gran parte degli atteggiamenti umani, ed io la ricerco, non posso fare a meno di ammetterlo. Nell'arrampicata, nello sci, nel gesto motorio, nel paesaggio, in tutto ciò che ho la libertà di esprimere come mi pare, in tutto ciò che posso ricercare, osservare e studiare. Ricerco l'estetica perchè mi da piacere e soddisfazione, certo è soggettiva, e altrettanto certamente non pretendo di piacere a tutti, semplicemente do spazio al mio bisogno di comunicare.

 

Amo la natura, sento il bisogno di uscire e di trovare stimoli nuovi, ho voglia di mettermi in gioco e di sperimentare nuove avventure, mille idee e progetti mi frullano nella mente, questo è il mio spazio, prendetene spunto.

 

Luca Matteraglia